Belle idee, zero comunicazione

start bandiera

Uno dei tanti eventi dove si parla di innovazione, di start-up, di Venture Capital, di Silicon Valley, di fondi e dove trovi anche il Venture Capitalist (onesto) che ti dice che di soldi non ce ne sono.

Certo bel problema per la dozzina di start-up che presentano i loro progetti, alcuni interessanti, utili, qualcun altro un po’ campato in aria e qualcuno semplicemente non si capisce a che serve, che problema risolve e perchè uno dovrebbe servirsene o comprare quel prodotto.

Poi, celebrati i riti pubblici, – diplomi, foto e strette di mano – si passa al rinfresco di prammatica, dove si fa un po’ di networking (ognuno a caccia di relazioni utili) e anche quattro chiacchiere con i nuovi imprenditori che, non appena aprono bocca, dimostrano la più grave delle lacune per chi debba entrare in un mercato, possibilmente starci e magari anche guadagnare.

Cosa che non sembra facile, nonostante le buone idee, e visto che alcuni di quelli già partiti, non fanno che lamentarsi degli scarsi ritorni e del solito pantano che è la burocrazia italica.

Però, se questi giovanotti con belle e interessanti idee, si mettessero in platea e si guardassero come li guarda il pubblico, forse si vedrebbero come sono in realtà: decisi, con belle idee, con un eloquio che va dal buono al più che sufficiente, ma che alla fine non ne fa ricordare che qualcuno di quelli che sono presentati.

E sì che mi ricordo bene le loro presentazioni, i loro prodotti e pure i loro loghi, (molto carini e molto ben curati), ma non mi ricordo che un paio di facce: quella di quello che ha vinto, perchè lo meritava, quello di una ricercatrice, perchè il progetto era utile e interessante, e quella del giovanotto con cui m’intrattengo a lungo, così, per capire se quello che intuisco è vero e confermato: tutte queste belle idee mancano di un ingrediente di base, forse il più importante dopo l’idea: comunicarla l’idea.

Perchè uno può avere la più bella squadra del mondo, anche un po’ di soldi per cominciare, sapere l’inglese per confrontarsi nel mondo, ma se non si sa come comunicare è molto, ma veramente molto difficile far viaggiare un’idea. E se uno non è in grado di farsi ricordare dopo che è stato su un palco, con tutta l’attenzione su di se, come fa a farsi riconoscere dal vasto pubblico che ogni giorno è bombardato da migliaia di messaggi pubblicitari e di servizio?

Forse chi valuta i progetti meritevoli di finanziamenti (sempre che i soldi ci siano), farebbe bene a controllare se questi bei progetti abbiano previsto qualche testa e qualche soldo in comunicazione nonchè valutato che chi se ne occupi sia in grado di comunicarla la bella idea.

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