Digital Location

Ancora poco compresi i vantaggi del telelavoro

Telelavoro

In un mondo sempre più interconnesso e smaterializzato, in cui l’evoluzione tecnologica ha dato vita alla web 2.0 e poi al 3.0 e al 4.0, metodologie basate sull’User Generated Content e sullo scambio attivo utente/erogatore di servizi e consumatore/aziende, il rapporto tra lavoro e sede di lavoro continua ad impattare sulla vita del singolo e delle organizzazioni, come se la rete non ci fosse.

Eppure oggi la rete funge da catalizzatore dell’innovazione, snellendo e ottimizzando le procedure di lavoro, fino a diventare una piazza virtuale in cui i singoli si riuniscono in comunità di interessi affini –  sociali, ludici, culturali e non da ultimo politici – portatrici di istanze di cambiamento (nel senso più ampio), da poi portare nel mondo “offline” per la loro realizzazione.

Nonostante il dilagare del digitale, che consente di portare il “lavoro al lavoratore” e non più il “lavoratore al lavoro”, singole persone e intere organizzazioni sono ancora condizionate dal luogo fisico dove c’è il lavoro contro quello in cui risiedono, con un enorme impatto sul trasporto locale (pendolarismo) e geografico (emigrazione interna o esterna).

È una situazione molto evidente  in un contesto, come quello italiano, caratterizzato da una classe politica del tutto impreparata a gestire questo nuovo paradigma perché una gerontocrazia con l’ossessione del controllo, quasi corporale del lavoratore, impedisce ogni tentativo di semplificare i processi e di offrire servizi a distanza, per cui la famosa digitalizzazione nella P.A è spesso solo “sulla carta. Appunto!

Pubblica Amministrazione, ma anche tantissime aziende private, ossessionate dall’avere tutto sotto controllo, – dall’impiegato allo sportello all’utente/cliente in fila dall’altro lato – stanno perdendo ogni vantaggio derivato dalla rivoluzione digitale, dalla smaterializzazione dei processi, dallo scambio automatico di informazioni tra i sistemi e, con il loro agire di stampo borbonico, mantengono in vita un contesto restio al cambiamento e alla fluidità di scambi tipica dei nuovi strumenti offerti dalla rete.

Abbiamo quindi, ancora, un crescente numero di persone che, per esigenze di lavoro, di studio, di commercio, sono costrette a spostarsi verso le aree metropolitane, come pendolari o immigrati interni. E c’è da chiedersi, come in un contesto così poco propizio come quello italiano, se possano  l’economia digitale e le tecnologie ICT essere quegli elementi di spinta propulsiva in grado di portare il Paese fuori dal buco nero della recessione in cui si trova.

Domande  la cui risposta è un’efficace strategia di acculturamento su quello che possono fare gli strumenti digitali, che servono a migliorare le metodologie di vendita, l’erogazione di servizi o la comunicazione aziendale, ma sopratutto consentono alle persone di non affrontare penose e costose trasferte, visto che il digitale può permettere una migliore qualità della vita, portando i servizi alla persona e non la persona ai servizi.

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