Facebook, figli e felini

 

Max Zuckerberg

Sono sempre più convinta che le persone fanno figli per farsi dare dei like su Facebook quando postano le foto dei loro pargoli perché, in fin dei conti, i figli so’ piezze ‘e core, come nel vecchio film di Mario Merola.  Te lo ricordi?

Sulla complessità (laimpertinente, direbbe nevrosi tout court) delle relazioni (inter)personali online per non dire onlife, Giuliano Castigliego avrebbe tanto, anzi, troppo da raccontare…

I figli so pezzi e core mario merola

E non è sfuggito nemmeno alla tentazione di mettere in bella mostra la sua creatura il paperone digitale in assoluto, il creatore del social network più famoso, Mark Zuckerberg.

Però il nostro ex studente di Harvard ha voluto sbullacare e per rendere omaggio alla sua piccola Max, vuole per lei un mondo più pulito e connesso, senza malattie e senza povertà.  Una dichiarazione di principi mica da poco. Con quali mezzi? Devolvendo in beneficenza tramite la sua  fondazione il 99% delle azioni che detiene.

Per i suoi sostenitori, un bell’esempio di corporate social responsability, per i suoi detrattori, nient’altro che una furbata, una brillante operazione di ‘marketing etico’.

In questo modo una cosa è certa, il suo succoso patrimonio è messo al riparo dalle grinfie del fisco e può fare ciò che vuole dei suoi denari: beneficenza, partnership, in una parola, sempre business.

Il tutto, senza considerare la marea di informazioni private volontariamente cedute dagli utenti  a Facebook per poter usufruire del servizio gratuitamente, cosa che nelle mie lezioni in Unige e recentemente in UniTre, trovo difficile da far percepire a una platea sia di giovani che di meno giovani, perché si pensa che tutto quello che è digitale e gira attorno ai social network sia ‘gratis’.

 

“Nessun pasto è gratis” (Milton Friedman