Google Translate

Google Translate diventerà un bravo traduttore grazie all’A.I?

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Pochi giorni fa, AlphaGo, la macchina di Google che gioca a GO, ha battuto il campione coreano Lee Sedol, come nel 1997 IBM Deep Blue ha battuto il campione di scacchi Gary Kasparov.

Due momenti che segnano ormai l’impossibilità per l’uomo di battere le macchine nei giochi di strategia.

Ma per le aziende impegnate nell’Intelligenza Artificiale (AI) non si tratta di un gioco: lo scopo di queste ricerche è  tremendamente pratico e volto al business.

Infatti, appena concluso il torneo uomo-macchina di Go, Google annuncia che il suo famoso traduttore online sarà dotato di un motore di Deep Learning, cioè un sistema che “impara” e che migliorerà continuamente man mano che la gente lo utilizza.

Mentre oggi Google Translate è basato su di un motore statistico (SMT, Statistical Machine Translation),  e su un enorme vocabolario ottimizzato, il deep learning parte da un vocabolario limitato, non fa assunzioni preventive e utilizza la tecnica Long Short Term Memory per gestire la traduzione, e i risultati sono migliori di quello con il metodo SMT.

Ovviamente, Google non è sola in questo tipo di ricerche:

Microsoft sta lavorando all’AI per il suo Translator Hub, cosi come sta facendo la cinese Baidu, e un gruppo di miliardari americani ha investito una parte del miliardo di dollari dedicato a ricerche su nuove tecnologie, nel deep learning, nella elaborazione del linguaggio naturale e nella traduzione automatica.

Insomma, Google Translate, quello che spesso viene preso in giro per le traduzione a volte risibili se non da teatro dell’assurdo, potrà diventare un vero bravo traduttore.

Resta però il problema etico:

Come evitare che le macchine “imparino” cose sbagliate, e questo oggi resta il problema centrale della diffusione dell’AI, che potrebbe impedirne una diffusione su larga scala, o addirittura scatenare  una rivolta contro lo strapotere delle macchine, cosa adombrata spesso in molti racconti di fantascienza.