I veri guai di Silvio B.

I grandi del digitale scendono in campo per la TV

Facebook TV

In questi giorni, i nostri media sono tutti presi dal descrivere la tegola giudiziaria caduta in testa a Silvio Berlusconi e, ovviamente, del suo futuro politico.

Non tanto perché i media erano distratti, ma proprio perché i nostri non riescono proprio ad essere fasati con quello che di serio avviene nel mondo, è passata abbastanza inosservata un’altra notizia, molto più esiziale per il futuro del Berluscon padrone di televisioni,  Facebook farà spot “tipo quelli TV”, spot di 15 secondi, che costeranno fino a $2,5 milioni al giorno.

E per capire perché questo è un vero guaio per Silvio B (ma anche per RAI, La7 e pure Sky) bisogna spiegare come funziona la pubblicità, fonte di guadagni di Silvio B.

La pubblicità parte da un committente, cioè quello che ci mette i soldi, industria, commercio, onlus o ente pubblico che sia.

A gestire questi soldi ci sono le agenzie di pubblicità, tante nel mondo, ma i budget grossi – per capirci, quelli di una CocaCola o di una BMW – sono in mano a cinque grandi agenzie, che dominano questo settore e l’immane flusso di soldi che vi scorre dentro. Un mare di soldi: secondo Nielsen, l’anno scorso sono stati investiti $557 miliardi a livello mondiale.

Sono le agenzie che pianificano dove deve finire la pubblicità: un tot sui giornali, un tot sulle riviste, tanto in cartelloni, un po’ su internet e, almeno in Italia, ancora tanto in TV.

Facendo un paragone con il gas che viene dalla Russia, chi gestisce il flusso dei denari è chi decide da quale tubo (giornale, tv, internet) deve passare il gas, cioè i soldi della pubblicità, e siccome i tubi sono tanti e in concorrenza, i padroni dei media rischiano di trovarsi un tubo tristemente vuoto, come sta accadendo ai giornali, quasi tutti in agonia o in coma depassè.

Altra cosa da considerare, è che più sono gli spettatori a valle del tubo, cioè più alta è l’audience, più è sicuro che l’agenzia sceglierà un media al posto di un altro.

E siccome quelli di Facebook stanno offrendo alle agenzie di pubblicità il loro tubo (video, interattivo e con 1,15 miliardi di utenti) i padroni dei vecchi tubi (TV terrestre e satellitare) stanno in pratica oggi gestendo un business a rischio, (che non morirà, ché nessun media muore mai), ma che certamente sarà ridimensionato, cioé meno soldi dagli inserzionisti alle TV, ai giornali, alle riviste e magari anche a Google e agli altri siti web.

Ergo, sotto questo punto di vista, il problema di Silvio B non sono i magistrati di Milano, (che pure ci hanno messo una vita per condannarlo), ma quel pivello di Mark Zuckerberg, che ha costruito la classica innovazione distruttiva , quella che di solito piomba improvvisa come una meteora, fra capo e collo per eliminare i dinosauri dell’era precedente.

Per ironia della sorte, una leggenda metropolitana racconta che, un dì, qualcuno avesse mostrato Internet a uno vicino a Silvio B, e questi se ne sarebbe uscito con uno sprezzante siculo “è una minchiata“.

Beh! Una bella minchiata miliardaria! Una che oggi rischia di ridimensionare, e di parecchio, il business pubblicitario dei padroni delle TV.

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