ICT, ripartono fusioni e acquisizioni

Gruppi e aziende in manovra per non essere buttati fuori dal mercato

M&A“In Italia ci sono oltre 90.000 aziende del settore Information & Communication Technology, ma è una parziale verità: altre aziende, non censite nel settore, agiscono in concorrenza, creando un mercato opaco, caotico e poco remunerativo.

Agenzie di comunicazione e di PR, società possedute da comuni, regioni, banche e istituzioni, si contendono una platea di utenti troppo piccola per un tale numero di venditori. 

E poi c’è la crisi dell’economia, che prima o poi vedrà una ripresa, ma lenta e non per tutti.

A questo punto è chiaro che molte imprese devono seriamente interrogarsi sul che fare, e questo assume tre possibilità:

  1.  Fondersi con qualcuno compatibile;
  2. Cedere baracca e burattini (se valgono ancora qualcosa);
  3. Scegliere di crescere con una politica di acquisizioni e interventi d’investitori che possano immettere capitali per poi approdare verso i mercati borsistici.

Non sono decisioni semplici, non possono essere gestite con il fai-da-te, hanno un grado d’incertezza dato dalla valutazione dell’azienda da cedere, spesso non in linea con le aspettative della proprietà.

Quello che è sicuro è che bisogna agire, e agire subito, prima che un’azienda si trovi in un mercato ancora più competitivo.

Questo scrivevo nel 2010, e dopo quattro anni di crisi non sembra che le cose siano molto migliorate. Anzi, i dati dicono di un’ulteriore riduzione del 4,4 percento negli investimenti ICT, tanto che si parla di uno spread digitale veramente preoccupante.

Ovviamente come tutte le situazioni, il quadro non è tutto nero o tutto bianco ma vediamo che, di fronte ad una P.A. che parla di Agenda Digitale, ma nel concreto non fa che tagliare con l’accetta, ci sono aziende committenti che invece investono, investimenti però più maturi e più mirati all’efficacia dei processi produttivi e amministrativi, per non parlare di quelli per il marketing digitale, che richiedono fornitori all’altezza delle richieste di queste aziende che spesso sono l’eccellenza del made in Italy nel mondo.

Ritorna perciò l’esigenza per chi non ha i numeri di pensare a fondersi con qualcuno robusto e compatibile, o addirittura cedere prima che la propria azienda non valga più nulla, morta per la fuga dei clienti e per il credito bancario sempre più scarso.

Sarà per questo che ci sono in manovra gruppi che stanno facendo shopping con acquisizioni e/o fusioni per creare gruppi più grandi e poter resistere anche e soprattutto all’aggressività delle multinazionali certamente pure loro a caccia della selvaggina interessante, cioè quella con progetti di valore e soldi per pagarli.

Per chi ha intenzione di cedere o fondersi, una buona notizia! Ma con un grosso pericolo in agguato: il fai da te!

Andare in giro a dire che si vuole lasciare o che si è caccia di aziende da acquisire, non è il miglior modo di muoversi: chi vuole vendere rischia di vedersi fare offerte al ribasso e chi vuole comprare vedersi rifilare il classico pacco.

Purtroppo bisogna fare un grande atto di fede: affidarsi ad advisor indipendenti, possibilmente con specializzazione nel settore, che possono valutare acriticamente quello che si vende e quello che si compra. Tertium non datur.

Se state pensando ad una strategia per il futuro della Vostra azienda, parliamone, possiamo essere il Vostro Digital Vizir anche per le operazioni straordinarie.

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