Il buono, l’ingenuo e il cattivo

Gmail legge e avvisa

Il buono mette su Facebook un’immagine dove il servizio di posta gratuito lo avvisa chehai scritto che mandavi un allegato ma l’allegato non c’è“, e ovviamente, siccome è buono, pensa pure che quelli siano così buoni, ma così tanto buoni, ma buoni buoni buoni, che si prendono tanta cura di te. Dei santi, in pratica. Una specie di Madre Teresa di Calcutta (che poi era albanese!).

Il cattivo, proprio perché tale, è pure malizioso, e perciò dice al buono che se lo avvisano che non ha messo l’allegato, anche se nella email si parlava di un allegato, allora vuole dire che quelli là leggono la sua posta e anche quella di chi dialoga con lui (o no?).

L’ingenuo, che stava ascoltando la conversazione sul social network, redarguisce il cattivo dicendogli che mica pensa che ci sia una persona, da qualche parte in California che legge le email che uno fa transitare tramite questo gratuito servizio di posta?

A questo punto il cattivo, proprio perché è cattivo, ma veramente cattivo, evita d’infierire e si limita a ricordare all’ingenuo che a leggere le email che passano (probabilmente per tutti i servizi di posta gratuiti) non sono certamente degli omini, magari vietnamiti che costano poco poco, ma lo fanno con tanta cura le macchine, macchine dotate di Intelligenza Artificiale, che ben possono comprendere il senso di quello che scriviamo e che involontariamente diamo in pasto ai gestori gratuiti di posta elettronica.

Filantropi che delle nostre conversazioni fanno quello che vogliono, dal mandarci della pubblicità mirata, se nelle nostre email parliamo di auto o alberghi, o magari cedere alle pressioni di servizi segreti vari che dalle nostre email cercano di capire chi di noi è un pericolo in essere o potenziale. E questo è quello che sappiamo.

Ma cosa sappiamo cosa se ne fanno dei nostri dati?

In pratica nulla, e l’unica cosa che ci resta da fare è essere sempre prudenti quando usiamo questi mezzi digitali. Il che non vuol dire non usarli, sarebbe come non prendere l’autobus per paura dei borsaioli. Lo prendiamo lo stesso, tutti i giorni, ma stiamo attenti a non sciorinare per email le nostre cose segrete, riservate e preziose.  E non solo le nostre, anche di chi ci scrive e ha rapporti con noi.

Il Grande Fratello orwelliano c’è, ci legge, in parte ci serve, ma essenzialmente ci gestisce.

Deve essere nostra capacità gestire lui, per i nostri interessi, senza farci troppo gestire.

Ma sopratutto senza farsi troppe illusioni: una volta si diceva che il re era nudo, ora lo siamo tutti, la rete espone tutti senza possibilità di nascondersi.

RM
@cannedcat

 

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