Il digitale di Kimberley-Clark

Come la multinazionale dei Kleenex ristruttura il suo marketing digitale

KleenexNoi non pensiamo in termini di marketing digitale“, dice Clive Sirkin, direttore marketing di Kimberly-Clark (gruppo che ha fatturato $21 miliardi nel 2013), “noi pensiamo in termini di marketing in un mondo digitale“.

Il ruolo del marketing cambia e in un mondo digitale il meglio sarebbe avere tecnologi del marketing, gente con una grossa conoscenza digitale e attenzione per la tecnologia, accoppiate con solide basi sui fondamentali di marketing.

Perché, anche nel mondo digitale, i fondamentali del marketing non cambiano, ma la questione è come sono attivati; occorre perciò sposare la comprensione delle tecnologie più innovative con quelle del marketing. Non c’è altra strada!

Come non essere d’accordo con il direttore marketing di un gruppo multinazionale, leader a livello mondiale nel settore dei prodotti in carta, più noto al pubblico per marchi come KleenexScott e Huggies, quotata al NYSE, stabilimenti in 23 paesi e presenza commerciale in 150 paesi del mondo?

E come non essere d’accordo con l’altra sua affermazione che, mentre assistiamo a uno sviluppo digitale esponenziale nella comunicazione commerciale, molte agenzie pubblicitarie, (e sopratutto le grandi), sono in ritardo sulla realtà e non colgono le sfide del nuovo mercato?

Questo perché le agenzie continuano ad assumere generalisti e non vanno a caccia di esperti di tecnologia e di marketing; altro problema è che le agenzie operano all’interno delle grandi aziende per silo verticali, mentre oggi occorre gestire una comunicazione integrata, e c’è ancora tanto da fare per ottenere che le diverse agenzie collaborino fra di loro per una comunicazione omogenea e consistente che, nel mondo digitale, diventa più evidente proprio a causa delle caratteristiche proprie dei mezzi digitali.

Infatti, uno dei maggiori problemi è gestire i contenuti, perché la sfida in un’epoca di grande proliferazione di contenuti è triplice: migliorare i tempi, a causa del processo di approvazione, mantenere la qualità in tutte le varie forme di contenuti, gestire i brand in un’epoca in cui le aziende hanno meno controllo sulle loro marche.

E questa è la sfida maggiore: perché oggi i marketers hanno meno controllo sui loro brand e la coerenza di marketing è più difficile da raggiungere tra le diverse piattaforme.

Aggiungiamo che molte aziende pare che non vogliono rendersi conto della rivoluzione digitale, oppure fa comodo ignorare il fenomeno per continuare a fare marketing alla vecchia maniera, sperando che nessuno se ne accorga che il CMO e la sua piccola corte di dipendenti e di agenzie non sono né efficaci né efficienti nella comunicazione digitale.

Purtroppo è una visione miope, che non tiene conto della brutale legge della rete: la rete non perdona, tutto è trasparente e tutto in mano a un consumatore empowered, come mai non lo è stato nella storia, e che ha solo cominciato a prendere coscienza che è lui il re del mercato.

Per chi vuole una full immersion di digital marketing, sposato al marketing tradizionale, c’è il nostro corso Digital or Nothing, otto ore del vostro tempo da investire per non essere travolti dall’onda digitale.

 

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