Intervista a Cesare Lavia

Iniziamo questo ciclo di interviste ai protagonisti della scena digitale italiana, sull’importanza della cultura digitale nelle organizzazioni e nelle aziende, con Cesare Lavia, Responsabile Marketing e Sviluppo di Assintel, l’associazione delle aziende ICT aderente a Confcommercio.

 

Cesare Lavia, Assintel

Cesare Lavia, Assintel

1. Qual è stata la tua “prima volta” col digitale?

La mia prima volta col digitale coincide con l’acquisto del mio primo computer e con la mia prima linea internet…un bel po’ di anni fa’. Fu amore a prima vista!

2. Cosa ti affascina e cosa ti fa paura del digitale?

Nessuna paura, anzi! Mi affascina l’immediatezza e la velocità, l’efficienza che ne scaturisce e le potenzialità che ne derivano. L’Innovazione rappresenta un fattore di sopravvivenza, di competitività e di crescita per le imprese e per il Paese.

3. L’Italia è molto in ritardo e addirittura la spesa digitale si è ridotta, cosa bisognerebbe fare  per far capire che l’automazione è l’unico modo di superare la bassa produttività che è uno dei problemi strutturali italici? In altre parole, cosa si deve fare per dare una smossa?

L’impegno congiunto di tutti affinché si possa accelerare sull’Agenda Digitale è fondamentale per il Sistema Paese. E’ altresì vero che occorre anche alfabetizzare una vasta fetta della popolazione. Ci manca la “massa critica”, un numero sufficiente di utilizzatori dell’Innovazione, così che il ritmo di adozione della novità possa diventare motore stesso di ulteriore crescita. Un ottimo esempio di lavoro ed impegno congiunto lo vedo nel progetto all’avanguardia dell’ecosistema digitale “E015”, che vi invito a conoscere visitando il sito di Expo 2015.

4. Cosa ne pensi della discussione sorta in USA e in UK sul fatto che l’interconnessione dei sistemi, la digitalizzazione di tutto, la robotica e sopratutto l’Ai mettono in pericolo il lavoro dei colletti bianchi?

Non credo sia così. Cambiano i processi, i ruoli, certo, ma di contro si creano nuovi posti di lavoro e nuove opportunità. Pensiamo per esempio all’e-commerce.

5. Quali sono le maggiori forme di resistenza verso il digitale? Culturali, economiche, di management?

Esistono tanti livelli di digitalizzazione ed oggi i costi sono mediamente accessibili. Sono certo cheil problema sia di natura culturale-generazionale. Non è più possibile però ignorare che sullo sfondo ci sia una società globale, sempre più interconnessa. Sono convinto che l’imprenditore che innova sia quello che prima e meglio uscirà dalla crisi.

6. Diceva JKF non chiederti cosa il tuo paese possa fare per te ma cosa tu possa fare per il digitale: tu che fai per rendere più digitale la tua organizzazione?

Trasmetto ciò in cui credo, il nuovo marketing, ossia quello digitale, quello che passa  dai social media, che  sono oggi una realtà che le aziende non possono più ignorare (e non devono). Credo nel progetto associativo, perché l’unione fa la forza: fare squadra, aggregarsi, lavorare insieme è la strada per raggiungere quella grossa fetta di paesi che, a differenza nostra, stanno uscendo dalla crisi e stanno correndo veloci verso un progresso digitale diffuso, con numeri e volumi impressionanti.

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