Intervista ad Augusta Leante

Questa settimana Digital Vizir intervista la nostra carissima Augusta Leante, responsabile Comunicazione & Media HSM Italia @ WOBI, organizzazione leader in Multimedia Executive Education.  Leccese di nascita, milanese d’adozione, si laurea in Lingue straniere moderne allo IULM. Appassionata di cinema, musica e nuove tecnologie, ha lavorato negli anni d’oro delle dot.com alla start up multimediale di e.Biscom scrivendo di tecnologia.

 

Augusta Leante

Augusta Leante

 

  1. Qual è stata la tua “prima volta” col digitale?

Nel  2007 c’è stato l’incontro con Twitter e Facebook, mentre su Linkedin ci ero entrata nel 2006, anno in cui sono arrivata in HSM… Siccome niente succede per caso, ciò significa che i tempi (e la sottoscritta)  erano maturi.  Mentre Facebook mi ha conquistata subito, mi ci è voluto un po’ per “capire” Twitter , ma poi il sorpasso è stato inevitabile: la piattaforma di microblogging per me resta ancora la #1, nonostante un pericoloso processo di “facebookizzazione” – ma del resto ormai i social si rincorrono, rischiando così di snaturarsi e  impoverirsi.

  1. Cosa ti affascina e cosa ti fa paura del digitale?

Mettiamola così: l’informazione è potere, il digitale – intesi nel senso dei social – permettono la democratizzazione dell’informazione quindi i social hanno una potenza di fuoco in tal senso, ricordiamo per esempio la Primavera Araba e Occupy Wall Street su Twitter. Il digital rende possibile l’accesso e la condivisione di dati e informazioni, in una maniera prima impensabile, con ricadute straordinarie sulla vita personale e professionale di tutti noi. Per contro del digitale mi fa paura l’impatto che potenzialmente può avere sull’”intelligenza umana”, cioè temo che allo sviluppo del primo possa corrispondere una involuzione delle facoltà intellettuali della persona (penso soprattutto ai giovanissimi delle nuove generazioni).

  1. Cosa ne pensi della discussione sorta in USA e in UK sul fatto che l’interconnessione dei sistemi, la digitalizzazione di tutto, la robotica e sopratutto l’Ai mettono in pericolo il lavoro dei colletti bianchi?

Questo punto si ricollega al precedente: il lavoro dei colletti bianchi (ma non solo il loro) è messo a repentaglio nel momento in cui si pensa di non dover mai cambiare quello che si fa e il modo in cui lo si fa. Credo che si debba rovesciare la prospettiva perché la digitalizzazione, la robotica e l’Ai dovrebbero liberare l’uomo da alcuni compiti “ripetitivi” e memorizzabili (penso al cognitive computing di IBM) per lasciarlo appunto libero di “creare”, cosa che una macchina non potrà mai fare.

  1. L’Italia è molto in ritardo e addirittura la spesa digitale si è ridotta, cosa bisognerebbe fare  per far capire che ci stiamo suicidando tenuto conto che l’automazione è l’unico modo di superare la bassa produttività che è uno dei problemi strutturali italici? In altre parole, cosa si deve fare per dare una smossa?

Non ho la conoscenza necessaria per rispondere adeguatamente a questa domanda. Credo  che la “spinta” debba venire dalla politica, le imprese non possono essere lasciate sole in questo processo.

  1. Quali sono le maggiori forme di resistenza verso il digitale? Culturali, economiche, di management?

Le resistenze sono sempre culturali a mio avviso (il management non è frutto della cultura di un luogo e di un’epoca?), i soldi si trovano se lo si vuole.

  1. Diceva JKF non chiederti cosa il tuo paese possa fare per te ma cosa tu possa fare per il tuo paese: tu che fai per rendere più digitale la tua organizzazione?

Non sono purtroppo nella posizione di rendere più digitale la mia organizzazione, che fortunatamente ha intrapreso il suo cammino anni fa. Nel mio piccolo però ho contribuito all’”apertura” ai social e ai blogger in relazione al grande evento di business che organizziamo da 10 anni, il World Business Forum.

  1. Amex è considerata l’azienda più brava a gestire il CRM via twitter, secondo te perché le altre aziende non riescono a dare lo stesso tipo servizio?

 Non conosco il caso puntuale, immagino ce ne siano altre che stanno lavorando bene in questo senso, anche perché poi a beneficiarne non sono solo i clienti ma l’azienda stessa. Gestire la relazione con il cliente servendosi di un mezzo immediato e “aperto” come Twitter non è banale: significa “esporsi” ed essere pronti a gestire una grande mole di dati e contatti, penso soprattutto a servizi finanziari, trasporti, telecomunicazioni, tutti quei casi in cui ci si attende risposte immediate perché ci va di mezzo il nostro tempo e il nostro denaro…

Le aziende che usano realmente e bene i social hanno tutta la mia stima perché “ci mettono la faccia”, i social obbligano a una trasparenza finora impensabile.

 

 

 

 

 

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *