Personalizzare i contenuti

Molte aziende ancora nel dover decidere quali contenuti esporre sul web

tvgatto

Qualcuno è già un po’ più avanti perché è passato all’analisi dei risultati della sua attività di pubblicazione di contenuti, soprattutto quelli per i social media.

Oggi però servirebbe capire cosa fa la gente e ascoltare quello che dice sull’azienda, sul marchio e sulla propria esperienza di acquisto e interazione. Tutto questo mentre l’evoluzione tecnologica esponenziale fa nascere un altro problema da gestire: le persone si aspettano di passare da uno schermo all’altro facendo un’esperienza che sia indipendente dal dispositivo mentre oggi è più comune vedere esperienze diverse, molto legate allo specifico device.

Siamo in un’epoca in cui l’esperienza d’interazione con la marca è continua e fluida attraverso i diversi dispositivi fisici con cui si portano i contenuti all’utenza: PC, TV, tablet, smartphone, digital signage outdoor e in negozio sono tutti supporti per continuare lo storytelling che l’azienda fa di se, una modalità continua per ascoltare il pubblico e farsi ascoltare.

Siamo nell’epoca dei contenuti onnipresenti, che trascendono e continuano tra i dispositivi, spesso mobili. Oppure schermi che non sono ancora entrati nell’immaginario dei dispositivi a disposizione delle aziende per dialogare con il loro pubblico. Un navigatore installato in auto può benissimo superare la sua funzione naturale e diventare anche mezzo d’interazione.

E tutta questa interazione deve diventare fluida, trasparente, senza soluzione di continuità.

Ma non standardizzata!

Perché l’altro imperativo è personalizzare i contenuti, adattandoli  per quello specifico utente, una cosa che la tecnologia ha reso possibile e che ha un grande impatto nel consolidare la relazione fra cliente e la marca.

La personalizzazione è possibile grazie ad un maggiore e miglior uso di strumenti di analisi che possono assemblare dinamicamente l’ambiente prossimo che un utente incontrerà nel suo percorso giornaliero, da casa ad auto, e poi in ufficio, sul suo smartphone e poi sulla sua TV.

Analizzando i dati che l’azienda possiede sull’utente, è già possibile personalizzare il messaggio per quell’utente specifico, per le sue particolari esigenze e per le sue effettive necessità, in modo completamente reattivo, fornendo risposte adatte a lui o a lei, e non un contenuto statico, generalizzato per tutti, noioso e poco produttivo.

Altra area di miglioramento è l’uso di tecniche predittive influenzate da fonti di dati attivi durante l’esperienza digitale. Questo contribuisce a rendere l’esperienza più dinamica, quindi non guidata solo da precedenti modelli di comportamento di quell’utente o dalle abitudini di aggregati di utenti simili (cluster), ma pilotata da fonti di dati in tempo reale, quali le condizioni climatiche, gli argomenti e i trend di cui si parla e di cui si fa ricerca in rete, la posizione geografica dell’utente e dai dati su altri membri della sua famiglia.

In definitiva, più specifico l’ambiente, meglio sarà l’analisi predittiva, più personalizzato il messaggio, più forte il legame con la marca, quindi, più possibilità di fatturato.

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