Omnicom e Publicis si fondono

Mad Men at Chevrolet Come in Mad Men, anche nel mondo reale si arriva a un punto che non si può crescere per linee interne e bisogna rassegnarsi ad essere mangiati o mangiare qualche pesce più piccolo.

Ma quando il mercato mondiale della pubblicità è diviso fra cinque grandi attori, l’unica strada resta quella della fusione fra pari, proprio come in Mad Men quando Draper, Sterling e Cooper devono accettare una fusione con Ted Chaough per vincere la gara per la nuova Chevrolet.

Quella di oggi fra Publicis e Omnicom è una fusione da 35 miliardi di dollari, con sinergie per 500 milioni, vendite per circa 23 miliardi l’anno e una capacità di acquisti di pubblicitá per circa 100 miliardi di dollari ogni anno, cosa che attirerà l’attenzione delle varie autorità antitrust e che potrebbe essere parata con la cessione di aziende minori dei due gruppi in giro per il mondo.

Il nuovo gruppo mette in secondo piano WPP e schiera in campo marchi come Saatchi & Saatchi e Leo Burnett di Publicis insieme a BBDO e DDB di Omincom.

Interessante il fatto che il 37% del fatturato di Publicis è oggi dato dal digital marketing, e questa particolare attenzione al digitale costituisce un problema per Google, Facebook, Yahoo e Apple, – già in feroce lotta per una fetta di torta della pubblicità online – e che oggi trovano sulla loro strada un colosso molto più addentro e molto più abituato a trattare con gli uffici marketing, comunicazione e PR delle multinazionali.

Sir Martin Sorrell, amministratore delegato di WPP, ha detto che si aspetta altre operazioni del genere. “Si tratta di una mossa estremamente audace, coraggiosa e sorprendente. Ulteriori consolidamenti del nostro settore sono inevitabili.” Finirà come nel romanzo del 1953 di Frederik PohlI mercanti dello spazio” dove tutto è controllato da un paio di colossi della pubblicità che si combattono senza esclusione di colpi? Ai Don Draper di domani l’ardua sentenza. 😉

1 commento
  1. Alberto
    Alberto dice:

    Se i grandi si fondono lo possiamo interpretare come un segnale di visione positiva verso il futuro?
    O forse la fusione anticipa ulteriore ridimensionamento del mercat dei media?

    Il web. Non ripagherà mai gli economici lasciati dai media tradizionali.

    Ma in Italia ? Fusioni da ristrutturazione? Chi ha idee nuove si faccia avanti

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