In questo primo trimestre dell’anno dedicato al copywriting non poteva mancare un post dedicato alla SEO, sigla che sta per Search Engine Optimization, ovvero il posizionamento sui motori di ricerca.

Perché non dobbiamo solo scrivere per soddisfare un bisogno, concreto o potenziale, di un utente in carne ed ossa, ma per piacere a Google.

Tengo a precisare quanto segue:

N.B

Non è un post dedicato al SEO tecnico, disciplina in continua evoluzione.
Non sono iperspecializzata in questo settore, ma lavoro con un formidabile team nei progetti web DV

Questo post pretende fornire indicazioni preliminari sull’ottimizzazione e come funzionano i motori di ricerca per agevolare il lavoro di chi, partendo da zero (o quasi) desidera imparare a scrivere contenuti per il web che funzionino. Lettore, sei avvisato! 🙂

Innanzitutto partiamo da…

Le due branche della SEO: ON PAGE vs. OFF PAGE

SEO ON PAGE

I fattori “On Page” puntano a creare pagine web ottimizzate per Google.

Ho il completo controllo di questi fattori e quindi posso fare qualcosa.

SEO OFF PAGE

Riguardano fattori che sono al di fuori del nostro controllo ma sono molto importanti ai fini del posizionamento del nostro sito.

Perché?

Funziona proprio così! Ma vediamo prima…

Come funziona Google?

Se vuoi scrivere per il web non puoi prescindere dal sapere come funziona Google, il motore per eccellenza.

In linea di massima, perché ricordati che l’algoritmo di Google è un segreto industriale, la cui formula è più preziosa di quella della Coca Cola 😛

Crawling

Scansione automatica delle info sul web attraverso gli Spider, i “ragnetti”, robot di Google che si muovono per i siti e controllano gli aggiornamenti.

Indexing

Indicizzazione dei siti web analizzati.

Se un sito non è indicizzato, vuol dire che non comparirà mai nella SERP, dall’acronimo Search Engine Results Page, la pagina dei risultati di ricerca.

Ranking

Comparire nei primi posti per alcune keyword, sopratutto in settori molto competitivi, è un lavoro articolato che richiede tutta una serie di azioni nel tempo, competenze e testing continuo.

Fattori che Google prende in considerazione: oltre 200!

Ergo, keep calm and mind the content, mi verrebbe da dire, ma non voglio essere precipitosa perché, in fin dei conti, Google tiene conto di oltre 200 fattori di ranking.

I principali sono:

KEYWORD, le parole chiave pertinenti che vorrei posizionare, in particolare le parole chiave “long tail” più descrittive e specifiche.

Esempio Keyword "Long Tail"

Letti
Letti ortopedici
Letti ortopedici savona

Che domande ti devi porre per scoprire quali sono le parole chiave che un utente cerca associate al tuo business?

L’analisi SEO su quali sono le keyword in riferimento anche alla tua concorrenza. Più una parola è “appetibile”, più sarà difficile posizionare…

FATTORI “ON SITE” collegati alla progettazione ed usabilità del sito, certificato di sicurezza SSL, come l’https  che si è aggiunto qualche anno fa

Esempio

Sito Responsive, “mobile friendly”
NO FLASH

FATTORI “ON PAGE”, collegati allo sviluppo delle varie pagine, inerenti alla qualità della strutturazione dei contenuti

In particolare:

tag “Title”
Meta Description
Titolo H1

FATTORI “OFF PAGE”, che sono al di fuori del nostro controllo e che incidono sul posizionamento.

I siti che hanno una buona reputazione si posizioneranno più facilmente su Google.

Il mio sito avrà una maggiore popolarità (Link Popularity) se recivo link in entrata, i cosiddetti backlink,  che sono importanti perché aiutano a migliorare il posizionamento.

Occhio non barare perché Google penalizza le pratiche selvagge di link building, ma di questo avremo occasione di parlare in futuro.

In particolare:

Rilevanza
Autorevolezza

Sono anche numerosi i fattori che Google considera per decretare quanto un sito sia “autorevole”.

I contenuti giocano sempre un ruolo strategico e devono essere apprezzati dagli utenti per via della loro qualità e strutturazione logica.

Contenuti pertinenti apprezzati dagli utenti ed aggiornati. In questo senso il blogging, può contribuire ad aumentare la credibilità e migliorare la percezione del tuo brand nel tuo settore di riferimento.

Come puoi vedere, le linee guida fornite da Google sono molto dettagliate e le troverai qui.

I contenuti, a maggior ragione quelli del tuo blog, saranno sempre il tuo asset principale: 

Eh sì, perché possono cambiare le modalità di ricerca, la Voice Search, ovvero la ricerca vocale, ma i contenuti saranno sempre la benzina che alimenta quella sterminata ragnatela che è il web.

Raccontami come la pensi nei commenti!

Se vuoi ricevere l’approfondimento del post ed altri contenuti esclusivi, iscriviti alla Newsletter e ricevi la “Checklist per un Biz di Successo”.

Prossimamente, per gli abbonati, un Mini Corso Online sul Web Copywriting:

Vuoi promuovere la tua attività sul web
ma non sai da che parte cominciare?
Iscriviti alla Newsletter e scarica la Checklist per un Biz di Successo.
Accetto termini e condizioni se clicco sul bottone
"Si, voglio la Checklist" (https://digitalvizir.it/policy/)
11 commenti
  1. María José
    María José dice:

    Io penso due cose di cui abbiamo parlato più volte, ma che mi piace ripetere perché ogni volta la capisco meglio:

    1) Non si deve mai perdere l’obiettivo: vendere. Altrimenti, a cosa serve scrivere? Anche quando si iscrive un articolo puramente informativo o che risponde a un perché dell’utente, sotto sotto c’è il business. Vedo spesso in molti blog, soprattutto di professionisti, che è facilissimo perdere questo obiettivo. Sarà che alcuni non hanno questo obiettivo! 😉 😀

    2) Quando il blog, potente strumento di marketing e di branding, è integrato in un sito che ha anche una “parte commerciale” (sarebbe meglio dire “blog integrato nel sito”), una buona pratica lato SEO consiste nello spingere con dei link (anchor test) quelle pagine più commerciali che costituiscono il cuore del nostro business o le nostre landing page che conducono l’utente, proprio accompagnandolo per mano, a comprare un certo prodotto o un servizio. Noto che anche questo non sempre si fa e trovo ogni volta che sia un vero peccato.
    È dimostrato che con questa strategia, se fatta bene e non a caso, si possono prendere due piccioni con una fava: da una parte, far crescere i contenuti e pertanto il numero di keyword posizionate; dall’altra, dare una spinta a quello che vende e che converte meglio.

    Quest’ultima cosa degli anchor test per “spingere” lo trovo poco nel blog di Digital Vizir. Sono certa che anche questo risponde a una tua precisa strategia, sicuramente diversa dalla mia, e mi interesserebbe sapere perché non sempre lo fai. Negli ultimi articoli che ho visto qui su Digital Vizir ho notato questo. Sono curiosa di conoscere il tuo punto di vista su questo punto.

    Finisco (altrimenti scrivo un articolo! :-D) dicendo che nella mia modestissima opinione, l’arte della SEO sta “semplicemente” nel coniugare queste due cose (assieme agli aspetti tecnici), in modo ordinato e non a caso, seguendo dei criteri ben precisi: l’analisi del proprio sito, come ben hai detto, quello dei propri concorrenti e, come dici sempre, con il calendario editoriale a cui aggiungo la mappa concettuale.

    Grazie per questo articolo!

    Rispondi
    • DigitalVizir
      DigitalVizir dice:

      E’ vero quello che dici, ma è una ragione strategica la mia, perché ho preferito lavorare di più su altri versanti attinenti all’awareness, ovvero alla parte più alta dell’imbuto, questo per dare un taglio più educativo e meno commerciale, altrimenti non riesci a veicolare i contenuti nei gruppi dove ho interesse a stare. Grazie mille per la tua visita e prezioso suggerimento, che testerò! 😀

      Rispondi
  2. María José
    María José dice:

    Aggiungo anche che per far “innamorare” Google bisogna innamorare anche l’utente. Scrivere per l’utente facendo però l’occhiolino a Google. 😉

    Rispondi
  3. Mario
    Mario dice:

    Fare innamorare Google? Scusate, ma io non ci credo più e non ho più voglia di assecondarne i capricci. Anzi, comincio proprio a non sopportarlo più. Perché Google sta diventando sempre più difficile da accontentare, sempre più impenetrabile e labirintico, troppo “social”. Forse gli sta sfuggendo di mano la situazione?

    Per dirla più cruda: Google predica bene ma razzola male. Hai voglia di parlare di contenuti: basta guardarsi intorno per rendersi conto che non è esattamente così. Infatti, non si accontenta più che abbiamo un sito ben fatto e che soddisfi punto per punto la check list. Ora vuole, anzi pretende, che abbiamo un blog, che siamo costantemente attivi su una marea di siti social, che scriviamo articoli qua e là.

    Ma — e ora parlo da traduttore — dove lo trovo tutto questo tempo? Già faccio fatica a tenere aggiornato il sito, soprattutto a tentare di capire cosa evidentemente a Google non piace (a volte seguendo pedissequamente quello che dicono i presunti specialisti SEO perché in fondo non esistono regole chiare) per cercare di recuperare almeno in parte la posizione di una volta, ma non posso dedicare più di un’ora al giorno a questa attività. Figuriamoci se dovessi anche tenere un blog! Certamente mi piacerebbe, perché dopo tanti anni credo di avere qualcosa da dire e in ogni caso mi piacerebbe discutere del mio lavoro colleghi/e realmente professionisti/e, ma allora — ripeto — quando riuscirei a fare il traduttore che è poi l’unica attività che mi dà da mangiare?

    O forse ha ragione la maggioranza dei proziani secondo cui ai traduttori un sito non serve?

    Se hai qualcosa di convincente da dirmi per farmi cambiare idea sono tutt’orecchi.

    Un cordiale saluto dal Giappone

    Rispondi
    • DigitalVizir
      DigitalVizir dice:

      Ciao Mario, innanzitutto grazie per la visita. Che dirti? Non credo che funzioni così, non posso convincerti di nulla se di per sé:
      a) non ne vedi l’ultilità;
      b) se pensi che non sia un’attività che la fai con leggerezza e quando capita. No. Ci vuole programmazione, strategia e tanta passione di voler divulgare e creare relazioni, perché il blog, non ce lo dimentichiamo, oltre a posizionarci su Google, stando dietro ad un algoritmo sempre più capriccioso, come tu dici, serve a quello, a costruire relazioni e a costruire il tuo brand e quindi attorno a quale costruire il tuo business. Per me significa crescita personale e professionale. Molte persone ritengono che basti avere un semplice profilo all’interno di una piattaforma insieme a tanti altri professionisti che sono i nostri concorrenti. Io credo, invece, che bisogna sfruttare i canali per portare traffico al nostro media proprietario. Sono scelte agli antipodi, spetta a noi la decisione finale 🙂 Un caro saluto dalla Liguria

      Rispondi
      • Mario
        Mario dice:

        Forse avrei dovuto sottolineare meglio che il mio punto di vista è essenzialmente quello del traduttore, non di una società — in questo caso di un’agenzia di traduzione che rispetto al traduttore ha maggiori risorse a disposizione — mentre mi sembra Digital Vizir miri a un target ben più ampio. Ma d’altra parte ho letto il tuo annuncio proprio su Proz.com ed è questo che mi ha indotto a rispondere.

        Quello che in campo marketing/promozionale può fare un traduttore di successo, che teoricamente dovrebbe passare la giornata traducendo, a mio avviso è molto limitato se non rinunciando a parte della notte. Curare la propria immagine, chiamiamolo pure brand benché nel caso dei traduttori sia una parola un po’ grossa, richiede molto tempo ed energie, e questo è appunto il primo ostacolo per il traduttore che vive invece interamente del proprio lavoro.

        Preciso che il mio business me lo sono già ampiamente costruito, ma siccome i tempi cambiano in fretta, non si può mai stare seduti sugli allori e inoltre dipendiamo sempre più dal grande fratello, non ho mai smesso di pensare a come anticipare improvvise cadute rovinose. Nel mio caso (siamo in due, come Maria José sa bene) per fortuna abbiamo un portafoglio clienti che ci tiene occupati pressoché ogni giorno. Potremmo anche fare a meno del nostro sito, ma per me curarlo è diventato anche una sorta di passatempo quando me lo posso permettere (e mi piace anche) e, perché no, una questione di principio. Non sono un SEO professionista, ben inteso, ma m’informo e applico in continuazione quelle che molti più o meno sedicenti professionisti SEO (alcuni di questi famosi) chiamano le migliori pratiche.

        Ho iniziato a scrivere qualcosa su FB e Linkedin, ma non ne ho materialmente il tempo. Ho in cantiere alcuni articoli che però sono tutti lì abbandonati nella speranza di trovarlo ‘sto tempo, ma è una grande fatica. Anche rispondere a questo blog richiede il suo tempo, figuriamoci averne un proprio e farsi coinvolgere in tante discussioni. Magari tra cinque anni potrò smettere di lavorare oppure riuscire a lavorare molto meno, e allora sarà tutto diverso.

        Mi auguro che altri traduttori intervengano con le proprie esperienze di marketing/branding.

        Un saluto alla Liguria, la terra che in Italia più amo e in cui ho vissuto una decina di anni.

        Rispondi
  4. María José
    María José dice:

    Mario, il fatto è che in ambito SEO ci sono i pseudo professionisti che vendono “fufa” ma ci sono anche dei veri specialisti del posizionamento sul web, con competenze trasversali. Bisogna saper individuarli, quando non si arriva da soli a capire, e imparare, perché effettivamente non è tutto oro quel che luccica.

    Effettivamente non serve a nulla avere un sito inutile o che “non si ha tempo” di curare. Ed è evidente che ci sono in rete (chissà in quale posto delle SERP) siti assolutamente inutili o abbandonati a se stessi.

    Oggi il modo di fare SEO non è quello di una volta. E questa è una cosa che ho constatato di persona. Il bello è che la SEO non la si fa una volta per sempre. A mio avviso, curare il proprio orticello fa parte del lavoro, non è una cosa distinta per la quale non si ha tempo.

    A dire il vero io non condivido l’approccio “social” su FB e di relazioni per il nostro settore, e ritengo che non si possa e non si debba fare da ogni erba un fascio. Ogni professionista o azienda sa (o dovrebbe sapere) quale è il proprio target e scoprire il proprio modo di raggiungerlo. Bisogna però stare attenti, perché quello che vale per uno può non essere efficace per l’altro.

    Quello di cui sono veramente convinta è della necessità di conoscere l’esigenze dei propri clienti e dare risposte esattamente a quello che chiedono, nel momento in cui lo chiedono, e possibilmente meglio dei concorrenti, in modo da conquistare autorevolezza ed essere visibili proprio al momento opportuno. È una conquista.
    Quello che non si può più pensare è di poter aumentare la visibilità sul web con pochi contenuti, seppur magari buoni (o che crediamo buoni). Importante è avere un piano editoriale e studiare una strategia precisa che prevede l’analisi delle serp, dei propri punti di forza e di debolezza, dei punti di forza e di debolezza dei concorrenti più prossimi. Bisogna scoprire cosa funziona per ciascuno (“funzionare” = “vendere”) e cosa no.
    Il traffico fine a se stesso è nulla.

    Ribadisco che dal punto di vista dell’imprenditore, curare il proprio business non può essere facoltativo per nessuno che voglia davvero vendere e guadagnare sul web. Il blog può non essere necessario in alcuni casi, ma i contenuti di qualità lo sono! Il blog, se lo si fa bene, serve proprio a spingere la parte commerciale del sito. E non mi riferisco al traffico, ma alle conversioni.
    Solo qualche mese fa non ne ero convinta, ma a forza di lavorarci sopra, aggiornandomi, cercando di formarmi, ho dato vita a un nuovo sito che in 5 mesi è cresciuto per le query sulle quali mi sto concentrando del 425%. Quello che conta oggi non è la “keyword” secca, come una volta, ma l’intento dell’utente nella ricerca. È così che Google ora posiziona anche se i fattori di posizionamento sono più di 20!.
    Una cosa mi è chiara: per poter dare una spinta a un contenuto bisogna crearne di nuovi e sono necessari i link, on site e off site. Non basta più il “siterello”.

    Quanto alla necessità che sentono alcuni di averlo, si pensa a volta che è bene averlo per motivi di immagine, giusto per trasmettere a un cliente che hai già, la percezione della tua professionalità, ma effettivamente a nulla serve veramente se non è sopra i concorrenti, e se non genera led, conversioni, soldi. Così la vedo io.

    Se ti interessa saper di più (a te o a Taeko) posso consigliarvi alcuni libri e alcune risorse.

    [Appena tornata da un congresso full immersion SEO, programma fitto fitto, dalle 9 di mattina a mezza notte per 3 giorni con un’oretta al giorno per mangiare]. Stanchissima ma molto soddisfatta.
    E domani si torna in ufficio a “produrre”, con nuove idee e una marcia in più, consapevole che il business si costruisce come un Meccano, pezzetto a pezzetto.

    Rispondi
    • Mario
      Mario dice:

      Il nostro brand ha più di venti anni e l’ho sempre curato personalmente con risultati più che soddisfacenti. Sino a due anni fa oscillava tra la prima e la seconda pagina e riceveva circa duecento visite al giorno per le parole chiave più importanti, e questo per tutte e tre le lingue del sito. Dovevamo rifiutare lavori in continuazione perché più di tanto fisicamente non potevamo fare. Non era male per un lavoro fatto da un dilettante, che ci ha però permesso di trovare molto agenzie di traduzione con cui ancor oggi lavoriamo.

      Poi, appunto due anni fa, per consolidare la posizione ho pensato di ampliare il sito con più contenuti, ho fatto il passaggio http/https e l’ho reso graficamente più invitante (credo), senza però intervenire sui fondamentali. Da allora, gradualmente, il sito è in picchiata e ora ricevo una media di ben tre clic al giorno, parte di questi grazie alla parola chiave “traduttore freelance” che c’interessa ben poco visto che viene da altri traduttori freelance come noi. In pratica ora oscilla tra la terza e la quarta pagina, il che significa essere completamente assenti da Internet.

      Qualche mese fa vinto dalla frustrazione ho finalmente deciso di rivolgermi a una nota agenzia SEO. Abbiamo speso un piccolo capitale e qual è stata la diagnosi? Il sito va sostanzialmente bene dal punto di vista on-page SEO (non ho ricevuto consigli concreti, ma se tu ne avessi sarei felice di ascoltarti) ma è troppo debole sull’off-page SEO. Grazie, lo sapevo anch’io. Quindi, se da un lato posso essere personalmente soddisfatto dei miei sforzi on-page, dall’altro so di essere carente in tutta quella serie di attività che però — torniamo allo stesso punto — cozzano con l’esigenza del traduttore: passare il tempo a tradurre. E poi continuo a chiedermi: come fa un traduttore a tempo pieno a ricevere i famosi backlink, quelli a tema che contano ovviamente, perché di backlink inutili se ne possono ricevere a migliaia. Per riuscirci, come dite voi, servono strategie, farsi conoscere scrivendo articoli interessanti, partecipando a blog, ma non una volta ogni tanto bensì in continuazione perché gli altri non stanno a guardare. Dici bene che servono contenuti di qualità. Lo dice anche Google, ma guardiamo quanti siti di mediocre qualità esistono anche nel mondo della traduzione, eppure sono più avanti forse perché in quelle agenzie c’è sempre qualcuno che ha tempo di “scrivere” qualcosa e a farsi così “linkare”.

      Per questo dico che per i traduttori è sempre più difficile sostenersi con il marketing via Internet. O fare i traduttori a tempo pieno, ma allora non si ha ha molto tempo per altro, oppure passare un certo numero di ore tutti i giorni “scrivendo” nella speranza di farsi conoscere così, il che però significa non lavorare molto.

      Questa è la realtà che io vedo per i traduttori che oggi pensano di farsi un proprio sito. So che molti ci pensano per trovare clienti diretti (questo è anche il mio obiettivo) e scaricare certe agenzie divenute ormai un po’ scomode, oppure trovarne di migliori.

      L’ha fatta un po’ lunga ma oggi qui in Giappone è festa e passerò il resto della giornata a guardarmi Netflix, alla faccia del marketing.

      Buon inizio di settimana.

      Mario

      Rispondi
      • DigitalVizir
        DigitalVizir dice:

        Non posso entrare nel merito del lavoro svolto dall’agenzia, ma puoi stare certo che non esistono miracoli o facili soluzioni. Chi ti garantisce il posizionamento in prima pagina in modo facile ed indolore ti sta vendendo del fumo. Puoi lavorare solo sul SEO On Page, che è l’unica cosa che hai il controllo al 100%, mentre per quanto concerne il SEO Off Page, se non implementi un calendario di blogging o metti in atto delle azioni affinché il tuo blog diventi piano piano un punto di riferimento per il tuo settore, la vedo molto dura. Google valuta cosa si dice di te in rete. Il tuo brand è popolare? Quanti link in entrate ricevi? Tieni presente che in tutti i settore bisogna sempre combattere con colossi che investono tantissime risorse per essere in prima pagina.

        Rispondi
    • DigitalVizir
      DigitalVizir dice:

      Ciao María José, grazie mille della visita e del tuo intervento davvero tanto dettagliato quanto prezioso che sottoscrivo in pieno. Credo che il sito può diventare la nostra piattaforma di comunicazione online, uno strumento importante, passatemi strategico, del nostro business, il cui successo è costituito da tanti tasselli fatti dalla SEO, email marketing, componente social, analisi del mercato, per citarne solo quelli più importanti.

      Rispondi
  5. María José
    María José dice:

    Proprio per quello che dici, Mario (trovare anche clienti diretti) è fondamentale l’aspetto SEO. Il vostro sito è bello e avrebbe, secondo me, tante possibilità di crescita.
    Buona settimana anche a voi!

    Rispondi

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *